Un Piccolo Gioiello

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Nel cuore del vecchio Trastevere, un piccolo gioiello si nasconde tra le nuove costruzioni, tra due ristoranti e un parcheggio posto lì al centro della piazza, che snatura un po’ l’aspetto medioevale di questo angolo di Roma, ecco che scopriamo la piccola chiesa di San Benedetto in Piscinula.
L’origine del toponimo Piscinula andrebbe collegata all’esistenza di bagni pubblici o privati di età romana oppure al mercato del pesce che si teneva nella zona.
La chiesetta, che dall’esame delle strutture murarie risulta datata tra la fine dell’XI secolo e gli inizi del XII, è oggi rincantucciata in un angolo della parte alta della piazza. Fra le più tenaci tradizioni che si richiamano ai primi secoli di vita cristiana in Trastevere, c’è quella secondo la quale, alla fine del V secolo, san Benedetto Abate avrebbe soggiornato in giovanissima età nella casa patrizia della famiglia Anicia, alla quale sembra appartenesse.
Nato nel 480 nella diocesi di Norcia da famiglia agiata, Benedetto venne a Roma a svolgere i suoi studi. Dopo un po’, il giovane, non adattandosi all’ambiente romano, interruppe gli studi letterari, timoroso di ereditare con la cultura classica anche la corruzione della vita e andò a Subiaco dove iniziò a condurre una vita di solitudine per attendere alla salvezza della propria anima.
Su una parte della perduta domus Anicia sarebbe stata eretta la chiesetta di San Benedetto in Piscinula.
L’attribuzione di quei resti ad un palazzo degli Anicii non è basata su alcuna epigrafe né su alcun documento scritto ma trae origine dalla pia tradizione orale riguardante la figura di San Benedetto.
La facciata originale, un tempo aperta sulla piazza, purtroppo è stata occultata dai lavori compiuti nell’800. Oggi la parete bugnata nasconde l’antico nartece che si apriva sulla piazzetta.
Ma alzate il vostro sguardo: il suo grazioso campanile di stile romanico è il più piccolo di Roma. Anche la campana è la più piccola di Roma (misura appena quarantacinque centimetri di diametro), ed è anche la più antica, più del campanile e anche forse della chiesa, come attesta la data che vi è incisa in una bella iscrizione a caratteri Gotici: Anno Domini Millesimo Sexagesimo IX. Nel 1069, dunque, ossia quindici anni prima che il Duca dei Normanni Roberto il Guiscardo, chiamato dal Papa Gregorio VII, salisse a Roma per tenerne lontano l’Imperatore Enrico IV, e con le sue truppe, in cui si distingueva una folta schiera di saraceni, la mettesse al sacco, facendo sparire quasi tutte le campane dell’Urbe. Chissà dov’era custodita, la campana che poi venne issata sul campanile di San Benedetto in Piscinula, per sfuggire alla rapacità dei normanni… ma forse le giovarono anche le sue minuscole dimensioni, che la salvarono dalla cupidigia di cui furono oggetto le campane più grandi, dal suono più potente.
L’interno della chiesa, a tre navate divise da otto colonne di spoglio in granito grigio e cipollinio con capitelli di varie epoche (secc. I-V), anch’essi di spoglio, in parte classici e in parte medievali, ha una planimetria singolarmente irregolare e disarmonica. Il pavimento, opera dei marmorari romani del XII secolo, è un trionfo di pregevoli marmi di porfido, serpentino, granito, disposti in una geometria piacevolmente astratta. Troverete anche all’interno della chiesa diversi affreschi di epoca medievale come quella della Madonna con il Bambino “Madonna della Misericordia” (sec. XIII) e della Madonna col Bambino e i ss. Pietro e Paolo, della metà circa del sec. XIV.
Volete un consiglio? Date uno sguardo a quella piccola cappella che si trova entrando in chiesa a sinistra. La struttura muraria e alcuni capitelli rivelano l’esistenza di questo oratorio già nel secolo VIII. A pianta leggermente trapezoidale con volta a crociera che si imposta su quattro colonne di spoglio, vi si venera la Madonna col Bambino, che per secoli fu oggetto di particolare devozione a causa della tradizione collegata al soggiorno romano di San Benedetto in questi ambienti: si narrava, infatti, che il santo fosse solito pregare dinanzi a questa immagine e che proprio da essa avrebbe avuto l’ispirazione di recarsi a Subiaco. Ma non è finita: sulla destra dell’oratorio una porticina immette in un angustissimo vano. Non si ha certezza che quella sia la cella di San Benedetto che, priva di ogni caratteristica abitativa, dà l’impressione piuttosto di un’intercapedine tra due muri, ma a noi piace pensare, come afferma la tradizione orale, che qui abbia trascorso le sue giornate il santo di Norcia, prima di abbracciare la regola monastica, disgustato dai costumi di decadenza morale dei romani.
Oggi, la chiesa e’ una Rettoria presieduta da Monsignor Angelo Di Pasquale, Protonotario Apostolico, già Cerimoniere Pontificio di cinque Papi. Dal 2003 gli Araldi del Vangelo, in collaborazione con il rettore, custodiscono con amore questo scrigno prezioso, prendendosi cura della memoria di San Benedetto, dei marmi preziosi, della Madonna col Bambino, come anche dell’accoglienza e dell’ascolto dei pellegrini.

Comments (1)

Bella iniziativa!!! Così se deve fare!!!
Avanti.
Evviva Maria!!!
Gli Araldi sono futuro della società...